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Peppino e il suo Taccuino (Giuseppe De Nittis)
Di Francisk (del 24/05/2009 @ 22:37:54, in Storia di Barletta, linkato 2346 volte)


Qualche tempo fa vi avevo raccontato del mio viaggio con Peppino.

Oggi ritorno da voi per dirvi che il mio speciale rapporto con il nostro illustre concittadino non si è interrotto. Ho una notizia molto interessante da rivelarvi: se Giuseppe De Nittis fosse vissuto ai nostri giorni sarebbe stato un grande estimatore del nostro blog e, sicuramente, nella mappa dei barlettani nel mondo, ci sarebbe stata una bandierina con il suo nome sulla città di Parigi

 

A questo punto sono certo che molti di voi si stanno chiedendo da cosa è originata questa mia convinzione. E se vi dicessi che Peppino nel suo Taccuino ha parlato del rapporto che lo legava al dialetto della sua terra?

 

Non mi credete?

 
P’ppei d’ngill tou !

“Io non amo la lingua italiana, trovo che manca di virilità ed è troppo solenne, preferisco il mio caro dialetto, facile e colorito e soltanto in quello riesco a esprimermi con spirito.”

 Nel 1879, dopo l’Esposizione Universale, la città di Barletta fece coniare in mio onore una medaglia e preparò i festeggiamenti per il mio arrivo. Prima di partire dovetti sorbirmi le raccomandazioni di mio fratello Vincenzino.
 

- Peppino!... mi raccomando… cerca di parlare in italiano, come tutti gli altri. Sono delle personalità importanti e, per questa volta, lascia perdere il dialetto!

 

Ho già pensato io a tutto.

 

-Anche al mio discorso?

 

- Si, - cavò dalla tasca una grande busta rigonfia e me la porse.

 

All’arrivo ebbi un’accoglienza entusiastica e cordiale e mi trovai completamente a mio agio. Durante il banchetto ci furono i discorsi d’uso, tutti abbastanza brevi e spassosi; poi toccò a me e dovevo rispondere. Tra i personaggi ufficiali scorgevo le care facce dei miei compagni d’infanzia e su tutti i volti si leggeva una solennità di circostanza, una vernice sottile pronta però a dissolversi in una gioiosa effusione. Presi dal portafogli il discorso di Vincenzino; ma avevo una gran voglia di gridare, di cantare e di abbracciare tutti, personalità ufficiali e compagni di un tempo. Gettai la busta sulla tavola.

 

- Signori, ecco qui un bel discorso che mio fratello Vincenzo mi ha preparato per voi, perché non ha nessuna fiducia nelle mie qualità oratorie. Dopo, quando sarete soli, potrete leggervelo con tutto il comodo; ma, adesso…neh!, per piacere, facciamoci quattro risate insieme, perché sono troppo felice di essere qui tra voi per pensare ad altro.

 

Mescolammo il dialetto all’italiano, e fu tutto uno spasso, dal principio alla fine, mentre con le risate i cuori si aprivano. Concludemmo la serata a teatro dove l’intera sala mi tributò un’ovazione. Ed è stato quello un ricordo tra i più cari della mia vita d’artista.

 
 

Ora mi credete ?

   

P.S. - Tutti i barlettani dovrebbero leggere il Taccuino 1870-1884- Electa Napoli

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