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\\ Home Papagnol : Storico : Saggezza Barlettana (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di papagnol (del 08/10/2008 @ 11:23:46, in Saggezza Barlettana, linkato 1000 volte)

A voi la prima Video Lezione del nostro corso di Barlettano.
E' nostro gradito ospite il professore Frankino Lupo, esperto di Barletta e Barlettano DOC, attualmente in "prestito" a ROMA.

Al pubblico barlettano, un assaggio della sua enorme competenza (nessun riferimento al suo fisico...)

A voi:
IL CAPARRONE (prof. Frankino)

 

 
Di Manu (del 01/10/2008 @ 11:51:13, in Saggezza Barlettana, linkato 3696 volte)

UN ALTRO ESERCIZIO PER TESTARE LA VOSTRA BARLETTANITA'

I sciuk d'i criatour

Quando il vic20, l'amiga500 e il commodore erano ancora fantascienza, i bambini barlettani sop' all'ar, sop' a santa marej o nenz o' sp'dal giocavano così:

1. VULLINA: impossibile essere barlettani e non conoscere questo gioco. Il tipo più robusto faceva il "cuscino", con le spalle al muro.  Gli altri si mettevano in fila piegati con il corpo in avanti quasi a creare un ponte umano.  Il "saltatore" prendeva la rincorsa e saltava sul ponte.

2. U PARAPELL: gioco tipico della Festa della Madonna, costituito da una palla di pezza legata ad un elastico.  Dopo aver legato l'elastico al dito medio della mano, si palleggiava con la palla di pezza.

3. TIFOUN: è la versione antica dell'attuale "ce l'hai" o "t'allisc".  Tutti corrono cercando di non farsi prendere dal tifone.  Chi viene preso deve acchiappare gli altri.

4. SPECCASING: a speccasing si giocava davanti al Circolo Unione (in mezzo alla villa), dove il pavimento era composto da piccole mattonelle quadrate separate da fughe larghe un paio di centimetri.  Si lanciavano in aria i tappi delle bottiglie e affinchè cadessero tra le fughe del pavimento.

5. A 'MMOLL: gioco tipicamente femminile, consistente nel saltare su un elastico, mantenuto dalle gambe degli altri due partecipanti.  Ogni numero aveva la sua "mossa". Per esempio, l'uno consisteva in un saltello sulla "mmolla".

6. U FR'CCIUD: fionda artigianale

E poi ancora

7. U FAZZLETT: ad ogni partecipante veniva assegnato un numero. Chi teneva il fazzoletto chiamava un numero a caso e, se riusciva a prendere il malcapitato, gli cedeva il posto.

8. U CORV era una trottolina di legno attorno alla quale si arrotolava una corda.  Tirando la corda, la trottola girava su se stessa.

9. I FATUDD gioco di abilità con cinque pietre

10. A SLITT monopattino in legno con cuscinetti a sfera

11. U TARINETT slittino in legno con cuscinetti a sfera

12. A PALAMB salto ad ostacoli effettuato appoggiando le braccia su due compagni

Ecco le vostre segnalazioni:

U VVEIN (suggerito da mbaMichele)

PUGNO (sempre da mbaMic)

GIOCHI CON LE FIGURINE: Pah!; Manimpetto (by mest Papagnol); la palombella (by Manu)

1,2,3, STELLA, 4 ANGOLI, PIETRE SUL MARCIAPIEDE, CAMPANA (da IlDivanetto)

LO SCHIAFFO DEL SOLDATO (o le foglioline) (da IlDivanetto)

TESTATE CA GAVETT, U VUL, LA FOSSETTA (da Francisk)

BIGLIE SULLA SABBIA  Si faceva con i pomodorini verdi (a Ponente) o con le bacche delle siepi (a Levante).  Era anche detto U GIR D'ITELJ

A DISFEID D BARLETT (da Peppe)

 
Di Manu (del 20/09/2008 @ 14:31:44, in Saggezza Barlettana, linkato 5182 volte)

ULTIM'ORA sul blog di ENZO DELVECCHIO!
CLICCATE TUTTI E ANDATE A VEDERE..... un pò facciamo finta che è anche merito nostro
PAPAGNOL! (scusate l'intrusione ma è importante)

VALERIA DA BERGAMO ci scrive per risolvere questo dilemma:

"Perchè si dice tirarsi la calzetta?Da dove deriva?Il significato è chiaro per tutti noi...ma perchè si dice così?"

Si tira la calzetta, in generale, chi vuol fare il prezioso. 

Ma l'espressione si usa soprattutto per indicare le donne che non cedono alla corte dei loro spasimanti.

Ma perchè proprio la calzetta???

Aiutiamo la Valeria, nè!

Buon weekend!

E non dimenticate il megaderby del Puttilli

BARLETTA - ANDRIA

 
Di Francisk (del 06/06/2008 @ 17:12:40, in Saggezza Barlettana, linkato 1020 volte)


Dedico questi versi a chi ha provato, almeno una volta, l’esperienza del ritorno alle proprie radici. Il ritorno non è solo uno spostamento da un luogo all’altro, ma è, principalmente, un viaggio interiore alla ricerca di quella parte preponderante di se stessi che determina il nostro modo di esistere.

Buon viaggio amici miei.


 
 
Ritorno
 
Questa sera ha il respiro lungo
dei grandi pensieri,
nel mortaio del tempo
frantumo oggi e ieri.
 
Conosco la strada
che dal regno del finito
conduce a te
come un lento rito.
 
Potrò trovarti appena fuori dalla notte,
come sempre
punto di convergenza
di tutte le mie rotte.
 
Ti preannuncerà il levarsi del sole,
al suono di un corno,
accoglierai il mio desiderio di te
prima del mio ritorno.
 
Si distenderà il mio sentire,
scendendo verso la pianura
il mare diluirà
ogni mia paura.
 
Lascio che questo sferragliare
mi porti
al solenne cospetto
di ulivi ritorti,
 
che conduca i miei pensieri
quieti
lungo i filari
di verdi vigneti.
 
Giungerò e sarà casa
ogni volta,
sentirò la mia anima
accolta
 
dall’abbraccio
delle tue strade
e mi stupirà
ciò che riaccade.
 
Lo spazio si riempirà
di presenze amate,
cercherò assenze
e verranno confermate.
 
 
 
Francesco Prascina
 
 
Di Francisk (del 11/05/2008 @ 00:05:04, in Saggezza Barlettana, linkato 1615 volte)

Qualche giorno fa Papagnol ricordava l'imminente arrivo in città della nostra Patrona.
Mi sono soffermato a guardare l'immagine della nostra Madonna, e da questa contemplazione sono nati i versi che trovate di seguito.


Alla Madonna dello Sterpeto


Memma Sènd dall’Angel ncoronat

fett louc d’ogn sciurnat,

tras andò s’ v’addurmndat a ragion

e disctiscil chi bbon.

 

Memm Bbell c’appugg a gherz a chedd du figghie amat,

nan pot passè nosservat,

ca iid u ment nan t’ vol allassè

e acch’sì achiout u circhie da Sand’tè.


Madonn, ca senz ca t’deceim nind, capisc

e ch cudd sguerd nge cumpatisc,

accumbegnc chi strad da veit,

quenn s’ chieng e quenn s’ reit.


Tou ca prigh chi peccatour fin a mort,

deng a forz iind a cattiva sort ,

e iind a bbon nan nge facenn scurdè

ca stann l’alt d’aiutè.


Send Marei fighhie e memm du S’gnor,

nan t’scurden me d’ nou ca stam for,

d’ nou ca ch tenta muteiv stam luntan,

d’ nou ca ierreme, seim e ch semb rumaneim Barlettan.


Francesco Prascina

 
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